Le cinque big company del settore tech sono Amazon, Alphabet (Google), Facebook, Apple, e Microsoft.

Sono considerate per ricavi, fatturato, capitalizzazione, settore di riferimento, e molti altri indicatori tra le realtà più influenti della nostra quotidianità.

Di fatto conoscono tutto di noi, sanno cosa cerchiamo (Google), cosa condividiamo (Facebook), cosa compriamo (Amazon), come comunichiamo (Apple), e come lavoriamo (Microsoft).

Siamo stati noi, e continuiamo a farlo tutti i giorni, a dare loro tutte queste informazioni sulle nostre abitudini, non ci sono state estorte puntandoci una pistola alla testa. Anzi, nella maggior parte dei casi eravamo e siamo ultra sorridenti ogni qual volta forniamo loro qualche dettaglio, semplicemente quando postiamo foto delle nostre vacanze o dove siamo stati a cena, loro incamerano informazioni per processarle insieme a centinaia di altri dati con lo scopo di proporci più avanti prodotti e servizi sempre più in linea con i nostri desideri e necessità di acquisto. E lo stesso avviene ad esempio quando cerchiamo prodotti online, che ce li vediamo continuamente riproposti su altri siti nei giorni a seguire (questa cosa si chiama retargeting). 

Siamo noi che diciamo loro cosa vogliamo, ogni giorno.

Di fronte a ciò non bisogna avere atteggiamenti paranoici, e vivere isolati da tutto ciò che è tecnologia, finiremmo per assumere atteggiamenti dissociati e fuori luogo. Bisogna però essere consapevoli che uno dei temi più importanti della società che viviamo e che vivremo nei prossimi decenni riguarda il possesso e la gestione di questa enorme massa di informazioni, più comunemente nota con il termine di Big Data, considerata da  molti come una sorta di petrolio del terzo millennio, pura fonte di ricchezza e profitti per una nuova generazione di imprenditori, gli imprenditori digitali.

Ma vediamo di capire meglio come queste super potenze economiche, che se sommiamo il loro valore sono come il quinto stato più ricco del mondo dopo Usa Cina Giappone e Germania, fanno i soldi.

Prendiamo come riferimento questi dati tratti da Il sole24ore, e vediamo la composizione dei ricavi, si può notare come le aree di business che queste aziende coprono sono tantissime.

 

La capitalizzazione di mercato è espressa in miliardi di dollari, quello che è interessante vedere è come sono differenziati i ricavi per alcune di queste aziende.

Amazon è un mostro a 8 teste che fonda la propria forza ovviamente sulla vendita di prodotti online, dove è leader mondiale insieme a Alibaba, e dove, giusto per dare un ordine di grandezza della potenza, solamente nell’ultimo Prime Day 2017 (evento di giornata mondiale di shopping più grande di sempre dedicata ai clienti Prime) ha venduto in Italia “tanti barbecue da poter grigliare più di 2 tonnellate di hamburger contemporaneamente, e così tante confezioni di biscotti Oreo da poterne offrire uno a tutti gli abitanti di Messina.

Sempre nella stessa giornata sono stati venduti tanti estrattori di succo che se li mettessimo uno sopra l’altro, supererebbero l’altezza dell’Empire State Building, e abbastanza capsule di caffè da poterne servire una tazzina a tutti gli spettatori dello Stadio San Siro e dell’Olimpico di Roma nello stesso momento”. Così in Amazon hanno descritto i risultati di quella giornata, un modo simpatico. Hanno inoltre abbattuto il record dei tempi di consegna, 16 minuti per uno smartphone venduto e consegnato a Milano. Pazzesco.

Oltre ai prodotti Amazon differenzia i propri ricavi su altri ambiti, come i contenuti legati all’intrattenimento in streaming, e i servizi web, infatti non molti sanno che Amazon è tra i leader mondiali di fornitura di servizi di cloud computing, cioè (semplificando molto) un insieme molto eterogeneo di servizi hardware e software su server dedicati affinché le aziende clienti possano trasferire lì le loro applicazioni e infrastrutture tecnologiche. Inoltre Amazon si sta muovendo verso il commercio fisico con l’apertura di negozi, e sta pensando a servizi bancari e assicurativi, e non solo, l’universo di questo colosso è così eterogeneo che merita un articolo dedicato.

Apple è nata come azienda che produceva componenti hardware e software, ma il suo guadagno principale oggi è legato alla telefonia, più precisamente la vendita di iPhone è la principale fonte di ricavi. E’ l’oggetto “principe” del mondo smartphone, è qualcosa di più di un device, non c’è bisogno di approfondire cosa rappresenta l’iPhone nella nostra società. E’ curioso notare come i ricavi dalla vendita dei Mac siano più o meno uguali a quella degli iPad e dei servizi, che rappresentano altre macrocategorie dove Apple differenzia le proprie fonti di entrata: spaziano anche loro nei contenuti (Apple tv), nei sistemi di pagamento (Apple Pay), nei servizi cloud (iCloud). Sono indiscutibilmente tra i protagonisti del cambiamento epocale che stiamo vivendo, i loro risultati economici li collocano al top.

Facebook e Google sono tra queste compagnie quelle che hanno una differenziazione minore, il loro focus principale è la pubblicità online, dove la fanno da padroni. Ne ho parlato in un articolo del perché Facebook non è gratis per chi vuole veramente raggiungere il suo pubblico efficacemente, e la stessa cosa vale per Google. Le loro piattaforme di ads sono molto evolute e in continua evoluzione, ma soprattutto i 2 giganti del web hanno dalla loro il pubblico, cioè miliardi di persone che si interfacciano con loro più volte al giorno, tutti i giorni, sempre, da n anni.

Google ha anche diversi progetti sperimentali che spaziano dalla realtà aumentata alle Google Car, cioè le auto che si guidano da sole. Ma perché le auto dovrebbero guidarsi da sole? Il primo motivo pare sia la sicurezza, nelle sperimentazioni fatte in 4 città americane sembra che siano stati pochissimi gli incidenti e praticamente quasi mai per colpa delle Google Car, e poi, secondo motivo, io aggiungerei che se un’auto si guida da sola, il passeggero ha tutto il tempo per fare altro, e se mettono dentro alle auto uno schermo ecco che possono veicolarci contenuti, e quindi pubblicità. E quindi soldi, altri soldi.

Infine Microsoft, la più diversificata di tutte, teoricamente quella meno soggetta a rischi se qualche comparto non rende secondo le attese. Teoricamente. Windows e Office lo abbiamo avuto tutti o quasi almeno una volta nella vita nei nostri pc, per cui ne conosciamo la diffusione, molto importanti sono anche i ricavi che provengono anche qui dal mondo dei servizi cloud, cioè Azure, ossia la piattaforme di servizi IT a disposizione delle imprese per creare gestire e distribuire applicazioni e altro. Ma Microsoft ha anche l’Xbox, quindi un piede nel settore dei giochi, che macina numeri niente male, con un target che va dai piccoli agli adulti. Non ultimo hanno ricavi anche dalle inserzioni, che è uno dei motivi per cui hanno acquistato LinkedIn proprio nel 2016, per la modica cifra di 26 miliardi di dollari, spiccioli…

Bisogna dire 2 cose importanti secondo me riguardo queste compagnie, la prima è che tutte sono caratterizzate, in modalità e tempi diversi l’una dall’altra, da una formidabile visione strategica che le ha rese quelle che sono, create da fondatori considerabili menti illuminate, e guidate da manager di livello assoluto, la seconda che tutte loro hanno questioni aperte con il fisco di vari paesi, procedimenti nei loro confronti per svariate questioni legate a possibili posizioni dominanti, cause aperte qua e là, multe salate già comminate. Hanno insomma più volte sforato le regole, non sono totalmente virtuose.

E’ evidente quindi che queste aziende segneranno o quanto meno condizioneranno in modo importante il nostro futuro, la composizione dei loro ricavi ci dice che le loro aree di business coprono praticamente tutte o quasi le nostre necessità, dal cibo ai servizi, dagli spostamenti alle comunicazioni, e molte altre ne copriranno in avanti. Sarà una di queste 5 a portarci su Marte?

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