Verso la metà di agosto 2017 Facebook ha introdotto la sua applicazione Marketplace anche in Italia e in altri paesi europei dopo averla lanciata tempo prima negli Stati Uniti. Si tratta di una applicazione all’interno del social dove gli utenti possono fare compravendita di varie tipologie di oggetti comprese anche case e automobili senza lasciare la piattaforma. Per adesso è solamente un punto di incontro tra domanda e offerta, un marketplace appunto, pertanto ad oggi non sono previste transazioni economiche tra soggetti. Il social in questo caso non ha responsabilità delle transazioni né offre servizi di logistica, è tutto in mano agli utenti che si mettono d’accordo su prezzo pagamento e ritiro. C’è tuttavia una forma di controllo per far sì che non vengano vendute merci tipo droga e armi.

Gli utenti possono effettuare ricerche all’interno del Marketplace utilizzando dei filtri relativi alle categorie di prodotto, al prezzo, alla località dove cercarlo. Chiaramente Facebook attraverso il suo algoritmo farà in modo che vengano proposte agli utenti tipologie di prodotti affini ai loro gusti e ricerche. Tuttavia anche prima dell’avvento del Marketplace nel social esistevano già dei gruppi di acquisto tra privati, pertanto in un certo qual modo questa funzionalità già c’era, adesso è stata estesa a tutto il pubblico con una applicazione dedicata, quindi di fatto ce lo aspettavamo, era nell’aria.

Quella che può sembrare semplicemente come una delle tante funzionalità all’interno di questo social network in realtà rappresenta a mio avviso l’anticamera di un qualcosa di più grande che avverrà prima o poi nella piattaforma, cioè l’avvento di un enorme store online. Già adesso c’è la possibilità solo per alcuni utenti negli Stati Uniti di vedere una sezione con le offerte del giorno di prodotti in vendita su Ebay, che siano prove di integrazione tra i 2 giganti? O una sfida?

Sicuramente è entrato in concorrenza con i vari Subito o Kijiji, e forse punta ad arginare Amazon.

Questo si incastra tra le previsioni che vedono Facebook lavorare anche alla possibilità di diventare una banca, già infatti attraverso Messenger negli Stati Uniti c’è la possibilità di effettuare micro pagamenti tra utenti, e da poco la Banca Centrale Irlandese ha concesso a Facebook una licenza per poter produrre moneta elettronica ed effettuare anche proposte finanziarie per i pagamenti. Da queste funzioni a diventare una banca con tanto di depositi e prestiti il passo potrebbe essere veramente breve.

Per cui ricapitolando si potrà comprare, si potrà pagare e ci si potrà anche indebitare, il tutto senza uscire dal social network californiano, che a questo punto, potendo contare su oltre 2 miliardi di utenti nel mondo, si configura come soggetto totalizzante le nostre attività del quotidiano nel futuro più prossimo.

Se ci pensiamo bene è abbastanza normale che un pubblico così ampio possa rappresentare per un colosso come Facebook un mercato potenzialmente abnorme per la vendita di servizi bancari. Con la mole incredibile di dati che hanno a disposizione riguardanti tutte le nostre abitudini e potendo contare su algoritmi potentissimi che ormai sanno tutto di noi diventa più facile poterci proporre soluzioni finanziarie su misura, piuttosto che mutui o depositi, facciamo un esempio: facciamo finta che tra poco tempo disporrò di un conto bancario su Facebook e che attraverso il Marketplace io voglia acquistare una macchina; a quel punto il social network che è perfettamente a conoscenza delle mie disponibilità monetarie è in grado anche di capire se posso acquistarlo o meno e mi propone di conseguenza modalità di pagamento da lui stesso create e fornite.

Certamente questo scenario rappresenta per il sistema bancario tradizionale una forte minaccia per la loro continuità sul mercato, visto che anche Amazon ed Apple stanno pensando di introdurre servizi legati al mondo finance. Per cui risulta facile comprendere come questi colossi, che dispongono di una liquidità cash spaventosa e di clienti in numero esorbitante in tutto il mondo, nonché un elevatissimo grado di fiducia da parte degli utenti, specialmente le nuove generazioni, si configureranno come soggetti altamente fagocitanti e totalizzanti le nostre vite e quelle dei nostri figli.

Se così sarà, la speranza è che gli scandali bancari che abbiamo vissuto nel nostro paese siano però più difficili da vedere, immaginiamo se accadesse a Facebook, assisteremmo ad una insolita rivolta social contro i social, via via verso l’abbandono di questi, e la vita tornerebbe “normale” :). Reale.

 

 

 

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